Sappiamo quale pensiero vi sta sfiorando la mente: "ho appena ricevuto Android Oreo e Google già guarda ad Android P?" È il consueto meccanismo che da più di qualche primavera coinvolge il mondo di Android: la nuova versione esce in autunno e a Mountain View i cantieri devono necessariamente aprire mesi prima. Rilasciando la developer preview numero 1 BigG potrà già iniziare a lavorare con gli sviluppatori per ricevere feedback, affinare le feature proposte e preparare chi le applicazioni Android le fa a ciò che dal Q3 2018 sarà la nuova versione del suo sistema operativo mobile.

 

Difficile parlare di nome a questo punto dell'anno, nelle scorse settimane si era parlato di "Peppermint" come una delle molte ipotesi. Internamente pare che Google chiami la nuova versione "Pistachio Ice Cream", ma non è una garanzia che il nome definitivo sarà questo; anzi a dirla tutta il consueto easter egg nelle impostazioni richiamerebbe più un "Popsicle", un ghiacciolo. Quotato è anche il nome di una qualche "Pie", ma come sappiamo bene Google ama tenere gli utenti sulle spine e se possibile seminare qualche falsa pista prima dell'annuncio definitivo. Ma in generale a rifletterci bene quest'anno le possibilità sono particolarmente ampie: Pancake, Peanut Butter, Pineapple; insomma potete cominciare a fare le vostre scommesse. Improbabile che Google opti per un Android 9.0 Panettone (o Pandoro), ma in questa fase non c'è limite all'immaginazione.

Ora, per venire alle faccende pratiche, è importante ricordare che si tratta di una primissima anteprima dedicata agli sviluppatori e, sebbene le successive dev preview siano più facilmente accessibili, questa deve essere installata manualmente. Dalla seconda release in poi sarà aperto il programma beta, Android P sarà più stabile e verosimilmente qualche funzione si sarà già persa per strada, magari in attesa di essere reintrodotta oppure del tutto scartata.

Quanto ai dispositivi supportati, più di qualche utente dovrà confrontarsi con l'amara ma attesa verità: i due anni di supporto per Nexus 5X e Nexus 6P sono terminati e non riceveranno l'ultimissima versione di Android. Per completezza Ars Technica ha richiesto e ottenuto la conferma che Oreo 8.1 è la fine della corsa per gli ultimi Nexus e per il tablet Pixel C, e la stessa fine dovrebbe toccare al Nexus Player. Ad ogni modo il 6P e il 5X continueranno a ricevere aggiornamenti di sicurezza almeno fino a novembre 2018.

Ciò detto la rosa di dispositivi a marchio Google che riceveranno questa e le prossime developer preview è piuttosto scarna: la prima e la seconda generazione di Pixel phone (Pixel e Pixel XL, Pixel 2 e Pixel 2 XL) e l'Android Emulator. Da oggi in poi a Mountain View i portabandiera sono definitivamente i dispositivi made by Google.

Potrebbe essere il momento giusto per puntualizzare, e sicuramente più di qualcuno lo farà, che iOS è supportato fino ad iPhone 5s, datato 2013. Ma non è raro che a quel punto i dispositivi più anziani incorrano in qualche problema dopo l'aggiornamento e, per quel che vale, Google ha confermato che i Pixel 2 avranno a disposizione le nuove versioni di Android dei prossimi 3 anni.

Le novità della prima dev preview di Android P 9.0

Come detto c'è più di qualche novità interessante in questo primo assaggio di Android 9.0 Popsicle, o Peppermint, o Pecan Pie o chi più ne ha più ne metta; il tutto legato da un restyling grafico abbastanza deciso. A questo link la pagina dedicata alle nuove funzionalità.

Display cutout support (alias supporto nativo alla "tacca"). La notizia era nell'aria da tempo ed era inevitabile che Google prendesse provvedimenti nella più recente versione di Android, dato che il mercato smartphone è stato conquistato dal "notch". Con la dev preview di Android P, gli sviluppatori possono ottimizzare le proprie app per integrarsi con una possibile tacca sulla sommità dello schermo e testare diverse forme e dimensioni. La realtà è che il "notch" andrebbe implementato in modo sensato o originale, piuttosto che applicato per inerzia, ma Android non può certo ignorarlo a questo punto.

Localizzazione indoor. Android P aggiunge il supporto al protocollo WiFi IEEE 802.11mc, che permette alle applicazioni di misurare la propria distanza da un access point e dedurre la posizione in interni attraverso la triangolazione, con un'approssimazione di 1-2 metri.

Migliorie alle notifiche dei messaggi. Con Android P Google migliora anche le notifiche dedicate alla messaggistica, ora più ricche e rifinite. Si possono leggere gli ultimi messaggi della conversazione direttamente all'interno della notifica e ovviamente rispondere direttamente, come già si poteva fare in passato. Inoltre Google ha aggiunto la possibilità di utilizzare le risposte automatiche che abbiamo visto su app come Allo e Gmail direttamente all'interno della stessa notifica. In più immagini e adesivi direttamente in-line.

Cambi cosmetici. Android P porta con sé anche un restyling piuttosto evidente che coinvolge in primo luogo la tendina dei Quick Settings che ora non è più divisa in pagine, ma si scorre verticalmente. Gli stessi toggle poi cambiano nel comportamento e nell'aspetto, tutto è più arrotondato negli angoli, compresa la dock sfumata del launcher e le notifiche. Ci sono nuove animazioni nel passaggio tra le app e nel disegnare la traccia per sbloccare il dispositivo e il menù delle impostazioni ha ricevuto un'altra mano di colore. Ore le icone delle varie voci sono più colorate. È bene ricordare che Google si riserverà di cambiare ancora questi dettagli estetici e non tutto potrebbe arrivare alla versione finale di Android P, ma il redesign c'è.

ImageDecoder. Con P Google sostituisce BitmapFactory per permettere una migliore codifica, elaborazione e scaling per immagini animate e quindi GIF o WebP.

Accesso a microfono, fotocamera e sensori. Con Android 9.0 le applicazioni in background non avranno accesso ai microfoni, la fotocamera e altri sensori.

Restrizioni alle API non pubbliche. Google avvia anche un processo di graduale restrizione delle API non ufficiali. Gli sviluppatori dovranno quindi migrare le proprie app verso API pubbliche o richiedere al team di Android di implementare nuove API per le proprie necessità.

Altre novità. Tra le altre novità che emergono con la prima preview di Android P abbiamo poi il supporto nativo alla codifica del formato HEIF, miglioramenti al sistema di riempimento automatico per le password e l'autenticazione tramite impronta digitale nelle app. Ci sono inoltre nuove API multi-camera che permettono alle applicazioni di gestire contemporaneamente l'output di più fotocamere, aprendo quindi a nuovi scenari di sfruttamento di moduli dual camera.

 

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